Che cos’è l”ipotesi della nonna”?


Che cos’è l”ipotesi della nonna”?

L'ipotesi della nonna
Che cos’è l”ipotesi della nonna”?

L’antropologa statunitense dell’università di Salt Lake City Kristen Hawkes ha elaborato già da alcuni anni una teoria detta “ipotesi della nonna“, secondo la quale le nonne sono state fondamentali nell’evoluzione della specie umana. Questa teoria avrebbe ora ricevuto una conferma tramite la creazione di un modello matematico che ha evidenziato statisticamente l’importanza del ruolo giocato dalle donne anziane.

Secondo la Hawkes il fatto che le nonne abbiano provato l’impulso a prendersi cura dei nipoti ha determinato dei cambiamenti decisivi nella specie umana. Osservando il comportamento delle anziane della tribù Hazda della Tanzania, la studiosa si è resa conto che esse passavano molto tempo in funzione dei nipoti, o accudendoli o procacciando loro il cibo.

La Hawkes ha infatti osservato che questo comportamento è esclusivo della specie umana, mentre negli animali ogni individuo dopo lo svezzamento deve procurarsi da sé l’alimentazione. L’antropologa ritiene che quando i cambiamenti ambientali nell’Africa primordiale hanno reso più difficile per i cuccioli umani procurarsi da sé il cibo, le madri si sono trovate di fronte alla scelta di restare nelle sempre più esigue foreste oppure andare in cerca di cibo per il figlio benché svezzato.



Continuando però a prestare tutte le attenzioni al primo figlio, le donne non avrebbero potuto averne un secondo. Ed è qui che sono entrate in gioco le nonne: le anziane in età non più fertile hanno lasciato i compiti riproduttivi alle giovani e si sono fatte carico di occuparsi del cibo dei nipoti. La prima conseguenza di questa situazione è un incremento della popolazione.

Ma il modello matematico elaborato per stimare gli effetti del comportamento da nonna, ha dato come risultato persino l’aumento dell’età media della popolazione passata da 25 a 49 anni in circa 60mila anni. Non tutte le donne infatti arrivavano all’età in cui occuparsi dei nipoti. Si è creato così una specie di circolo virtuoso evolutivo: le donne più longeve aiutavano con i nipoti le proprie figlie le quali così si giovavano della possibilità di avere più prole, alla quale trasmettevano proprio quei geni di longevità tipici delle proprie madri.

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