Come fa il picchio a non farsi male?


Come fa il picchio a non farsi male?

Come fa il picchio a non farsi male?
Come fa il picchio a non farsi male?




Appartenenti alla famiglia dei Picidi, composta da più di 200 specie, i picchi sono uccelli prodigiosi noti per
un’abilità particolare: quella di saper bucare con il loro becco a forma di scalpello i tronchi degli alberi, a caccia di cibo o di cavità dove nidificare. Sempre “faccia a faccia” contro il duro legno, il ritmo delle loro beccate può raggiungere prestazioni simili a quelle dei martelli pneumatici: fino a 20 colpi al secondo, dalle 8.000 alle 12.000 volte al giorno, alla velocità media di 6-7 m/s.

Per proteggersi dalla violenza degli urti, questi pennuti hanno sviluppato due caratteristiche anatomiche particolari. In primo luogo, le ossa del cranio e il becco-scalpello sono separati da un tessuto connettivo spugnoso che funziona da “ammortizzatore”. In secondo luogo, usano la loro lingua, ancorata all’osso ioide e talmente lunga da avvolgere il cranio (in un canale che gira intorno al capo e al collo e sfocia sopra il becco) a mo’ di “cuscinetto pneumatico”.

In posizione “da caccia”, srotolandosi con uno schiocco, la lingua fuoriesce dal becco e succhia sulla punta appiccicosa larve e insetti nascosti nei tronchi. In posizione da “riposo”, resta arrotolata intorno al cranio, proteggendo il picchio dagli urti. Evitando, così, che ogni volta in cui batte violentemente la testa contro il tronco l’uccello subisca lesioni al cervello o agli occhi

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