Che cos’erano le “città chiuse”?


Che cos’erano le “città chiuse”?

Noril'sk, una delle città ancora "chiusa".
Che cos’erano le “città chiuse”?




Erano degli insediamenti costruiti dal regime sovietico in luoghi remoti, per ospitare importanti siti dell’industria scientifica, atomica e militare. Note con la sigla russa ZATO (“formazioni amministrativo-territoriali chiuse”), tali città sono situate in luoghi come la Siberia o gli Urali e, per ragioni di sicurezza, non comparivano nelle mappe geografiche. Abitate dai dipendenti degli impianti e dalle loro famiglie, le città chiuse offrivano ai residenti servizi e infrastrutture all’avanguardia, tra cui scuole e centri culturali.

Rimanevano però dei luoghi “sigillati”, in cui nessuno poteva entrare o uscire senza appositi permessi governativi e ancora oggi conservano in parte tali caratteristiche. Attualmente, il governo russo ha riconosciuto l’esistenza di una quarantina di città chiuse, che ospitano oltre un milione di persone, ma si pensa che ce ne siano ancora almeno 15 nascoste. Seppur meno diffuse che in Unione Sovietica, città simili furono costruite per scopi analoghi anche negli Stati Uniti.

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