Chi ha inventato l’astrolabio?


Chi ha inventato l’astrolabio?

Chi ha inventato l'astrolabio?
Chi ha ideato l’astrolabio?

Utilizzato dall’antichità classica fino al XVIII secolo, periodo in cui venne sommariamente sostituito dal sestante, la sua invenzione è tradizionalmente attribuita a Ipparco di Nicea (200 a.C. – 120 a.C.), astronomo e matematico greco che si sarebbe basato, per la costruzione del meccanismo, sulla proiezione stereografica della sfera celeste su di una superficie piana.



Questo strumento è usato, solitamente, per facilitare la navigazione, ed è capace di determinare la posizione dei corpi celesti e misurare la loro altezza rispetto all’orizzonte, permettendo così un migliore orientamento. Può servire anche per calcoli terrestri, come stime di distanza, profondità o dimensioni, e per determinare ore e longitudine. La prima testimonianza scritta dell’oggetto, però, arriva dal Planisphaerium, trattato dello studioso Claudio Tolomeo (circa 100-175). Dalla Grecia, lo strumento fu introdotto nelle regioni arabe, dove venne perfezionato, e, infine, intorno al XIII secolo si diffuse anche in Europa.

L’astrolabio è piano, circolare, dal diametro di 1015 centimetri, ed è formato da cinque parti principali: la madre (un disco graduato), le lamine (altri dischi più piccoli posizionati sulla madre, con incise le proiezioni dei punti della sfera celeste a una data latitudine), la rete (struttura circolare, ruotante e intagliata, che permette di leggere le lamine sottostanti e che riporta la proiezione dello zodiaco e delle stelle fisse), l’alidada (braccio mobile fissato al centro che serve principalmente a misurare l’altezza degli astri) e l’asse (chiodo che mantiene insieme tutte le altre parti).

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