Esiste ancora l’elettroshock?


Esiste ancora l’elettroshock?

La terapia elettroconvulsivante
Esiste ancora l’elettroshock?




Oggi praticano la terapia elettroconvulsivante, o più comunemente elettroshock, solo poche strutture in Italia (anche se diversi psichiatri ne chiedono un deciso aumento), mentre molte di più sono quelle di alcuni Paesi europei, come Norvegia e Finlandia. I pareri sui risultati sono discordanti. Si fa con l’anestesia e solo in casi gravissimi di sindromi depressive, psicotiche e a rischio di suicidio.

Quando i neurologi italiani Ugo Cedetti e Lucio Bini la utilizzarono per primi negli anni Trenta, lo scopo era quello di riportare a uno stato mentale normale pazienti affetti da gravi disturbi psichiatrici, provocando delle convulsioni con il passaggio di corrente elettrica nel cervello. Si applicavano due elettrodi alle tempie e veniva data la scarica, senza anestetico o rilassante muscolare. Spesso la violenza delle convulsioni causava persino fratture ossee.

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