Come fanno i piccioni viaggiatori a tornare?


Come fanno i piccioni viaggiatori a tornare?

Il piccione viaggiatore
Come fanno i piccioni viaggiatori a tornare?

Oggi i piccioni (Columba livia) sono poco amati quasi ovunque ma, in passato, quando non esistevano telefoni e altre tecnologie moderne, e persino durante i due conflitti mondiali, venivano addomesticati come “uccelli viaggiatori” per recapitare messaggi più o meno segreti.

La scelta di questi uccelli era basata sulla loro incredibile capacità di orientamento e sull’abitudine di rimanere legati alla colombaia o piccionaia di origine per tutta la vita. Per questo, però, la comunicazione funzionava solo in un senso: non si poteva insegnare al piccione un percorso inverso o con un arrivo differente, da dovunque egli partisse tornava sempre alla piccionaia.



Gli esperti avevano finora ipotizzato che per tornare a casa il piccione si affidasse a diversi fattori: a una sorta di “bussola” interna sensibile al campo magnetico terrestre, alla posizione del sole, all’olfatto e a elementi visivi del paesaggio d’origine. Uno studio pubblicato un paio d’anni fa dal geologo americano Jon Hagstrum, però, ipotizza che gli uccelli per orientarsi seguano bassissime frequenze sonore (a partire da 0,05 hertz), gli infrasuoni, che funzionerebbero da scanner consentendo loro di trovare la strada giusta.

Questo spiegherebbe, secondo lo scienziato, perché in certi luoghi i piccioni sembrino smarrirsi e procedere su rotte casuali anziché puntare dritti alla meta. In questi momenti, in pratica, l’uccello avrebbe dei black out sonori e non sarebbe in grado di sentire gli infrasuoni.

Mappando le onde sonore a bassa frequenza dei luoghi dove alcuni piccioni studiati si dimostravano smarriti, Hagstrum ha verificato che, in effetti, si trovavano in una zona d’ombra sonora rispetto alla piccionaia di origine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*