Gli uomini della preistoria curavano i malati?


Gli uomini della preistoria curavano i malati?

Scheletri ritrovati nella Grotta del Romito
Gli uomini della preistoria curavano i malati?

Nella Grotta del Romito, all’interno del Parco del Pollino in Calabria, nel 1961 vennero rinvenuti i resti di nove individui risalenti a circa dodicimila anni fa. Gli studi su quelle ossa continuano ancora oggi. E le analisi di due soggetti hanno riservato una sorpresa. Il giovane chiamato Romito 8 aveva un fisico forte e robusto, molto adatto alle necessità dell’ambiente.

Ma intorno ai vent’anni un trauma, forse una caduta, gli provocò uno schiacciamento delle vertebre, una lesione del plesso brachiale e una paralisi delle braccia. Non poteva più cercare cibo, ma qualcuno iniziò a procacciarlo per lui. Che ricambiava svolgendo lavori adatti alle sue possibilità.

Secondo archeologi e antropologi delle Università di Firenze, Lecce e Pisa, che hanno misurato, radiografato e sottoposto le ossa alle più moderne indagini scientifiche, tomografie computerizzate e analisi del DNA comprese, dallo scheletro di quest’uomo è possibile desumere non solo che sopravvisse all’incidente, ma che cominciò a svolgere per lungo tempo un tipo diverso di lavoro per la comunità.

In base alle ossa delle gambe gli studiosi hanno ipotizzato che l’uomo restasse a lungo accovacciato, mentre i suoi denti, rimasti forti e sani, mostrano tracce di utilizzo che li ha usurati fino alla radice, cosa che ha fatto concludere che venissero usati per un qualche tipo di lavoro che richiedeva masticazione di materiale duro (per esempio legno o canne) destinato probabilmente a costruire manufatti come cestini o stuoie.



Ma anche il soggetto noto come Romito 2 indica che già queste comunità preistoriche si prendevano cura di malati e disabili: esso infatti soffriva di una grave patologia congenita, la displasia acromesomelica, una forma di nanismo (era alto un metro e dieci e aveva gli arti molto corti). Nonostante non fosse in grado di cacciare è sopravvissuto fino a vent’ anni, ed è stato infine sepolto con una donna della stessa età sulla cui spalla era appoggiata la testa del giovane.

Un altro caso in cui sembra evidente che gli uomini preistorici si prendessero cura delle persone in difficoltà è stato registrato in Vietnam, dove lo scheletro neolitico Man Bac Burial 9 mostrava un’atrofia delle braccia e delle gambe, un’anchilosi di tutte le vertebre cervicali e delle prime tre vertebre toraciche, nonché una degenerazione dell’articolazione temporo-mandibolare.

Gli studiosi australiani che se ne sono occupati hanno ipotizzato che la paralisi degli arti fosse sopravvenuta quando era adolescente. Nonostante questo M9 è sopravvissuto in queste condizioni per altri dieci anni.

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